"Un'esperienza da ripetere" titolano i primi manifesti della campagna elettorale del Presidente della Provincia uscente targata centrosinistra, con alla guida Tommaso Coletti (Pd). Ma quale esperienza? quella del disastro degli eurobasket? quella delle strade provinciali come il miglior formaggio groviera francese? quella dell'mmobilismo? quella che i sondaggi de il Sole 24 ore targano come 'peggior amministrazione provinciale'? beh, se questa esperienza è da ripetere allora siamo messi bene! Come se non bastasse l'elenco dei disastri, a confermare il pessimo lavoro di Coletti alla guida della Provincia di Chieti, sono arrivate le 'dimissioni al vetriolo' di uno degli Assessori provinciali, Francesco Piccolotti, che avvalorano sempre di più la tesi per la quale questa è piuttosto un'esperienza da NON ripetere!
Su 'Il Messaggero' di oggi, trapela qualcosa della lettera con la quale l'ormai ex Assessore Piccolotti, si è dimesso dalla sua carica lasciando il Pd ed il centrosinistra. Si parla di potere concentrato solo nelle mani di Coletti a discapito di tutti gli Assessori che non hanno potuto muovere un dito per il proprio territorio. Si parla, evidentemente, di cattiva gestione della 'cosa pubblica', etc.
Insomma, un vero e proprio disastro confermato da chi ha lavorato al fianco di Coletti, e non da chi fa opposizione e dunque può essere tacciato di essere 'di parte'. E questa sarebbe un'esperienza da ripetere? Ah,ah,ah!
Per non parlare, poi, del Pd a livello comunale e del centrosinistra in generale che è finito sotto la lente d'ingrandimento del Capogruppo del Pd in seno all'Assise civica vastese, Fabio Giangiacomo, che, nell'ultima riunione di Consiglio comunale tenutasi lunedì scorso, non ha risparmiato attacchi alla sua Giunta. Insomma, l'opposizione va all'attacco...ma quando ci va la stessa maggioranza, significa proprio che stiamo messi male...


Durante i lavori del Consiglio comunale di lunedì mattina, è stata presentato dal centrodestra, un ordine del giorno per chiedere al Sindaco l’immediata revoca della delibera n. 117 del 06.04.2009 con la quale è stata preclusa Piazza Diomede, Piazza L.V. Pudente e Piazza Barbacani, a tutte le occupazioni di suolo pubblico di qualsiasi genere e tenore.

La presidente della provincia de l’Aquila (nel cerchio), vede, nella presenza dell’intero governo in città, una forma di propaganda elettorale in vista delle elezioni di giugno per le Europee; vede nella proposta di Berlusconi sulla New Town il tentativo di “seppellire” i tesori storici, architettonici ed artistici della città; vede nell’invito ad andare al mare, negli alberghi della costa, una battuta scherzosa di cattivo gusto e fuori luogo; vede, il giorno dopo la tragedia, il sette aprile, che non sono arrivati ancora i soldi promessi da Berlusconi attribuendogli una bacchetta magica e dimenticando che i 30 milioni promessi inizialmente corrispondono già a circa 60 miliardi: e mi fermo qui. Intanto ci chiediamo se lei stessa si presenta per un secondo mandato in Provincia e, visto che non ha “cambiato” nulla o “migliorato” alcunché, se non abbia bisogno di un po’ di pubblicità a buon mercato sulla tragedia del terremoto: ci chiediamo, cioè, quale è stato il suo ruolo negli oltre due anni in Regione (con la maggioranza!) e nei cinque anni (ormai) di presidenza della Provincia de L’Aquila: in parole povere, prima di accusare gli “altri”, quali sono gli atti, vale a dire LE SCUOLE di diretta sua competenza, che la qualificano o la autorizzano, dopo oltre sette anni di “potere”, a rimproverare agli altri ciò che lei stessa non è riuscita a fare, non ha saputo fare, non ha voluto fare! Su “Diario” si ironizza sul numero di “polo blu” che il Premier possiede visto che in tre giorni si è presentato sempre con lo stesso abbigliamento e lo si invita a non fare la “scena” come con la spazzatura di Napoli! Ecco, bastano questi due fatti a qualificare, se ancora ve ne fosse bisogno, dello “sciacallaggio” politico-intellettuale di questa gente, maestri, cattivi maestri, solo nella propaganda.
"Per convenienza potrei anche dire che le ragioni del declino economico dell'Abruzzo siano dovute agli errori dei miei predecessori ma la verità è che, se all'inizio degli anni '90 si è arrestata completamente la crescita della nostra economia, lo si deve principalmente a due fattori: l'eliminazione dell'istituto della Cassa per il Mezzogiorno che garantiva al meridione un flusso pressoché ininterrotto di danaro a fondo perduto e la fine del regime di agevolazioni e di esenzioni fiscali che facevano della nostra regione un autentico paradiso fiscale". Lo ha sostenuto, questa mattina, a Pescara, il presidente della Regione, Gianni Chiodi, intervento al convegno "La rincorsa è finita. L'economia abruzzese tra trasformazione e crescita" che si è tenuto presso la Facoltà di Economia, in un'aula "Federico Caffè" stracolma di studenti che hanno apprezzato molto il suo discorso. Al convegno hanno partecipato anche il docente di Politica Economica Giuseppe Mauro, Piergiorgio Landini, direttore del Dipartimento di Economia e Storia del Territorio, Riccardo Calogero Marrollo, presidente di Confindustria Abruzzo e l'ex ministro Remo Gaspari, protagonisti di un dibattito moderato dal direttore del quotidiano "Il Centro", Luigi Vicinanza. "Un altro aspetto da prendere in considerazione nell'analisi dei percorsi economici della nostra regione - ha rimarcato il Presidente - è, senza alcun dubbio, l'elevata stabilità del sistema politico e la continuità dell'azione di una classe dirigente che ha retto le sorti del Paese e dell'Abruzzo per oltre un trentennio. Merito, dunque, di personaggi come il ministro Gaspari per aver avuto le giuste intuizioni a vantaggio dello sviluppo di una delle regioni più arretrate del dopoguerra ma bisogna anche mettere in conto la capacità, per chi era al governo, di aver avuto a disposizione il tempo necessario per realizzare questo sviluppo. Il rovescio della medaglia - ha aggiunto Chiodi - è, però, l'aver determinato questo boom economico ed infrastrutturale contribuendo a costruire il terzo debito pubblico al mondo in rapporto al Pil. Oggi questo non è più possibile e non dobbiamo dimenticarlo quando si valuta l'operato di un amministrazione pubblica". Il presidente Chiodi ha, inoltre, posto l'accento su deficit infrastrutturale che ancora oggi penalizza l'Abruzzo. "Rispetto ad un sistema autostradale che favorisce i collegamenti con la capitale e quelli tra zone interne e coste - ha sottolineato - esiste un gap che la nostra regione non è riuscita a colmare ed è quello relativo alle infrastrutture portuali ed aeroportuali per il quale l'Abruzzo vanta il tutt'altro che invidiabile primato di più basso tasso di infrastrutturazione a livello nazionale. Adesso siamo chiamati ad operare solo con le nostre forze - ha detto ancora Chiodi - ma il debito della Regione, solo se si considera il periodo che va dal 2000 al 2007, è passato da 500 milioni di euro a ben 4 miliardi di euro. Nonostante ciò, i due governi di segno diverso che si sono avvicendati in questi anni hanno entrambi perso le elezioni e questo significa principalmente una cosa: che il clientelismo non paga affatto e che i cittadini abruzzesi non ne possono più della dispersione di risorse a fini elettorali. Si è creato un pozzo senza fondo come la sanità dove è finito e continua a finire gran parte del nostro Bilancio anche a causa del fatto che in Abruzzo esistono addirittura trenta presidi ospedalieri, tra pubblico e privato, in una realtà territoriale dove forse ne basterebbero molti meno. Mettiamo fine allo stipendificio della politica - ha continuato Chiodi - ma la gente deve essere consapevole che l'unica strategia possibile è favorire l'economia della conoscenza, l'unico prodotto durevole che saremo in grado di vendere nei prossimi decenni. Altrimenti dovremo rassegnarci a diventare un Paese fornitore di manodopera a basso costo". Chiodi ha poi ricordato l'esempio della rigida ma necessaria politica di riforme impopolari portata avanti negli anni '80 dal premier britannico Margaret Tatcher che, nonostante ciò, è stata più volte premiata dall'elettorato. "Quindi - ha affermato il Presidente - l'unica rivoluzione di cui ha veramente bisogno il Paese e' quella meritocratica. L'uguaglianza rappresenta un valore da salvaguardare nel senso di dare a tutti le stesse opportunità ma poi deve prevalere il merito. Ecco perché ci aspettiamo molto dai giovani per riuscire a scardinare alcuni modelli culturali che purtroppo si sono imposti. La politica va fatta con la testa e non con la pancia ed è per questo che soprattutto ai giovani dico di impegnarsi in politica perché le scelte che vengono compiute entrano nelle case di tutti. Sacrosanto, dunque, chiedere la riduzione dei costi della politica e posso garantire che, nel concreto, ho proposto, in sede di discorso programmatico, l'abbassamento del 10% dei compensi dei componenti di Giunta e Consiglio regionale e la rimodulazione del sistema pensionistico ad essi collegato ma bisogna comprendere che questo sarà solo un atto eticamente corretto ma che non potrà da solo incidere in modo sostanziale sull'indebitamento regionale."